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 Ginnastica Artistica femminile

(dall’età infantile all’età puberale)

Lavoro di maturità "biologia e sport" di Elisa Suter (osteopata)
Liceo Cantonale Locarno
anno 2003-2004
Docenti responsabili R.Graber, E.Corti
ginnasta Indice

1.Introduzione
2.Commento in generale
   2.1         Il cavallo (o volteggio)
   2.2         Le parallele asimmetriche
   2.3         La trave d’equilibrio
   2.4         La pedana per il suolo
   2.5         Requisiti per gli esercizi
3.Gli esercizi ginnici con i rispettivi attrezzi
   3.1         Il minitrampolo elastico
   3.2         Esercizi al suolo
   3.3         La trave d’equilibrio
   3.4         Il volteggio
   3.5         Le parallele asimmetriche
4.Lo sport agonistico nell’età evolutiva
   4.1         La crescita
   4.2         Fattori genetici
   4.3         Fattori nutrizionali
   4.4         Peso corporeo e costituzione fisica nello sport
5.Osteoporosi
   5.1         Le lesioni
6.Risultati ottenuti e studi effettuati
7.Conclusione
8.Bibliografia e ringraziamenti

 

 

 

1.  Introduzione 

La decisione dell’argomento per il lavoro di maturità non è stata molto semplice. In effetti il tema “biologia e sport” comprende moltissime possibilità di scelta, ed un dominio estremamente vasto.

All’inizio ero più propensa ad affrontare un lavoro sull’allenamento di un atleta. Poi, per caso, sfogliando un giornale sportivo, ho letto un articolo che parlava della ginnastica artistica ed ho optato di prendere come tema principale proprio questa disciplina. Come si vedrà, la ginnastica artistica offre molti spunti che si possono allacciare al tema principale di biologia e sport.

Mi sono basata principalmente sulla ginnastica artistica femminile di alto livello dall’età infantile all’età puberale. Da un punto di vista biologico, cercherò di spiegare il problema che riguarda, per esempio, la bassa statura delle ragazze praticanti questo sport, così come pure, per quel che concerne lo sviluppo fisico, un certo ritardo di sviluppo (soprattutto sessuale) rispetto a coetanei estranei a questa disciplina. A questo fenomeno sono state date innumerevoli spiegazioni. Si vedrà infatti come molti fattori, ad esempio l’alimentazione, la genetica e l’intensità d’allenamento, influiscano sia separatamente che simultaneamente sullo sviluppo del bambino. Da un punto di vista più personale (psicologico), si noterà come questo sport possa in un qualche modo influire sull’atteggiamento del giovane atleta.

Ho suddiviso il mio lavoro in cinque parti: la prima è un commento in generale, ossia dove descrivo l’attività della ginnastica artistica, gli attrezzi utilizzati, le caratteristiche fisiche e le capacità coordinative che un atleta dovrebbe possedere. Nella seconda verranno ripresi alcuni punti della precedente, e ci si concentrerà sulla descrizione dettagliata degli esercizi che si possono svolgere. Nella terza, l’attenzione sarà focalizzata sui fattori direttamente coinvolti nello sviluppo fisiologico e sessuale delle ginnaste. Tra le numerose conseguenze alle quali può portare l’esercizio eccessivo di questa disciplina, nella quarta parte si troverà una descrizione di quella che viene chiamata osteoporosi. Infine, nella quinta parte, sono riportati i risultati di ricerche effettuate nell’ambito della ginnastica artistica.

  

2.  Commento in generale

La ginnastica artistica è un’attività sportiva olimpionica e concerne entrambi i sessi. Le prime competizioni della storia di questo tipo di ginnastica prevedevano esclusivamente la partecipazione degli uomini, ma ben presto, alle olimpiadi del 1928, furono ammesse pure le donne.

Dunque malgrado la ginnastica artistica sia una disciplina aperta a tutti, c’è una differenza negli esercizi compiuti da ginnasti e ginnaste: essa consiste nel numero di esercizi eseguiti agli attrezzi, così come nelle caratteristiche proprie nella composizione di questi ultimi.

Gli esercizi della ginnastica artistica maschile sono sei: corpo libero, cavallo con maniglie, anelli, parallele,volteggio e sbarre. Le specialità della ginnastica femminile sono quattro: volteggio al cavallo, parallele asimmetriche, trave d’equilibrio, e suolo (corpo libero con accompagnamento musicale).

L’utilizzo degli attrezzi sopra elencati dà la possibilità di compiere numerosi esercizi, di difficoltà variabile; gli esercizi sono pure agevolati dall’utilizzo di appositi attrezzi che vengono chiamati attrezzi facilitanti. La loro finalità è nel consentire esecuzioni globali o parziali di un dato esercizio in condizioni più agevoli e che stimolano la propriocettività.

Qui di seguito, espongo una breve descrizione degli attrezzi utilizzati dalle bambine.


2.1.Il cavallo (o volteggio)

volteggioIl cavallo per volteggi è largo 35 cm, lungo 160 cm, ed ha un’altezza dal suolo variabile. In competizione è di 120 cm. È sostenuto da due gambe che gli conferiscono un’ottima stabilità ed è rivestito da un materiale elastico e non scivoloso. Gli attrezzi facilitanti per l’apprendimento del volteggio sono: la panca (stimola il potenziamento degli arti inferiori); il plinto (consente di regolare facilmente l’altezza dell’ostacolo); materassi (tutelano da eventuali cadute); la cavallina (è più affine al cavallo, ma le sue ridotte dimensioni facilitano i movimenti); minitrampolo (facilita la spinta degli arti inferiori, va utilizzato al posto della pedana).

  

 

 


 

2.2.Le parallele asimmetriche

image006Sono costituite da due staggi, lunghi 2,40 metri, fissati alle piantane laterali. Gli staggi possono essere regolati in altezza; pure può essere regolata anche la distanza fra loro. Il tutto è sorretto da una serie di tiranti che ne aumenta la stabilità. Gli attrezzi facilitanti per le parallele sono: lo staggio singolo (evita l’intralcio del secondo staggio); le parallele a losanga (agevolano il potenziamento muscolare e facilitano alcuni esercizi); il ministaggio (consente di sensibilizzare l’impugnatura). 

 

 

 

 


2.3.La trave d’equilibrio

 

È costituita da un asse in legno dalla lunghezza di 5 metri per una larghezza di 10 cm. La sua altezza dal suolo è regolabile e, in gara, viene portata a 120 cm. Gli attrezzi facilitanti per il suo apprendimento sono: la riga a terra (consente il controllo del movimento senza rischi per l’equilibrio): la panca (consente una prima prova staccati dal suolo, ma su una base d’appoggio più ampia); l’asse d’equilibrio (stimola il senso d’equilibrio per la sua ridotta base d’appoggio): la trave poggiata a terra o bassa; la trave modificata (con l’ausilio di tappeti per aumentare la base d’appoggio).

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2.4.La pedana per il suolo

 

È altamente elastica e misura metri 12x12 per un’altezza di circa 10 cm. Su di essa si svolgono gli esercizi al suolo. Gli attrezzi facilitanti sono rappresentati dai piani inclinati (facilitano il movimento sfruttando la gravità); i dislivelli; la pedana elastica (agevola i movimenti di spinta con gli arti inferiori); minitrampolino; tappeti paracadute; fossa di sicurezza.

 

suolo

 2.5.Requisiti per gli esercizi

 

Per contribuire allo sviluppo delle doti di forza, equilibrio e destrezza, che possono essere utili sia dal punto di vista fisico che psicologico, l’atleta dovrà aver ben note le caratteristiche di ognuno degli attrezzi, aumentando così la fiducia e la sicurezza nelle proprie possibilità.

Tutti gli esercizi sono eseguiti individualmente, ma le classifiche possono essere individuali o di squadra. La ginnastica artistica è uno sport completo poiché nei vari attrezzi si trovano coinvolti tutti i gruppi muscolari.

L’ atleta deve possedere delle caratteristiche morfologiche di base che, attraverso un allenamento specifico, possono essere influenzate efficacemente. Queste caratteristiche sono: possedere una buona mobilità articolare e un buon grado di forza muscolare, delle buone abilità motorie ed un buon grado di sviluppo delle capacità di coordinazione (come la capacità di equilibrio, di orientamento, di ritmo, di reazione e differenziazione). Questo sport determina quindi la necessità di conoscere alla perfezione lo schema corporeo e di saperlo applicare nelle varie situazioni richieste dalla disciplina sportiva.

La ginnastica artistica può essere definita uno sport di destrezza, poiché dall’elenco delle caratteristiche morfologiche si può notare come prevalgano le doti coordinative. È dunque legittimo parlare di destrezza: capacità di essere padroni di coordinazioni complesse di movimento, di poter apprendere e perfezionare rapidamente abilità di movimento, ed infine di utilizzarle razionalmente ed opportunamente adattarle in relazione alle esigenze di una situazione mutevole, sono tutti requisiti necessari al ginnasta in questione.

I differenti periodi di sviluppo dell’individuo in funzione della sua età presentano dei presupposti diversi per quanto riguarda lo sviluppo della destrezza. Le possibilità più favorevoli si hanno da bambini e durante l’infanzia, poiché in questo periodo l’organismo è più plastico rispetto alle successive tappe di sviluppo e perché, pure, ci sono alcune fasi critiche dello sviluppo psicomotorio dove il bambino riesce ad imparare di più. Quando inizia la pubertà, invece, è difficile che si riesca ancora ad acquistare tanto in forza motrice quanto in movimenti. In ogni caso, se l’individuo in questione ha avuto, precedentemente a questo periodo critico, un adeguato insegnamento, sicuramente egli riuscirà a migliorare in modo considerevole le sue prestazioni.

Proprio a causa della grande difficoltà nel riconoscere il proprio corpo nelle varie situazioni possibili, la ginnastica artistica deve essere praticata fin da molto giovani, non tanto come vera e propria specializzazione, bensì per coordinare e sensibilizzare tra loro le varie parti del corpo e renderlo in qualche modo conscio della distribuzione parziale. È quindi difficile ed improbabile che una ragazza o un ragazzo di 16-17 anni che abbiano appena iniziato a fare ginnastica artistica riescano ad ottenere dei risultati competitivamente buoni.

Uno dei compiti principali degli atleti tra i sette e i dodici anni può essere quindi quello di affinare lo schema corporeo, e a questo fine un ritmo giornaliero d’allenamento è richiesto e consigliato.

Un'altra dote che un bambino deve possedere è la mobilità articolare che è indispensabile per l’ottenimento di risultati apprezzabili nella ginnastica, e si sa che il miglioramento di questa capacità avviene, come detto, in maniera più sensibile prima della pubertà, poiché dopo lo sviluppo puberale l’organismo perde in elasticità.

La ginnastica artistica, in antitesi a discipline sportive come la pallacanestro, è uno sport per atleti di bassa statura, in quanto l’agilità e la velocità di certe evoluzioni acrobatiche sono impensabili per persone di un peso nettamente superiore a quello necessario e sufficiente a ginnasti di questa disciplina.

La ginnastica artistica femminile necessita di un presupposto iniziale: una buona preparazione fisica.

La preparazione fisica permette di acquisire e migliorare la capacità di forza, la rapidità, la mobilità e la resistenza necessaria alla pratica della ginnastica artistica; in più, essa previene l’ insorgere d’infortuni. Il lavoro di preparazione generale serve a conferire alla ginnasta la capacità di eseguire grandi spinte con gli arti, così come pure ad aumentare la sua mobilità articolare. In altre parole essa deve essere capace di eseguire esercizi dinamici in perfetta tenuta. Fondamentale è l’opera dell’allenatore, che deve insegnare, ma soprattutto correggere, innumerevoli movimenti, difficoltà e posizioni intervenendo manualmente sui movimenti delle atlete. L’allenatore quindi dovrà rappresentare una figura rassicurante, che libera da ogni preoccupazione l’allievo.

Tutti gli assi e piani del corpo sono interessati, occorre quindi conoscere perfettamente l’insieme dei movimenti abituali e la loro biomeccanica allo scopo di mettere insieme tra loro diversi esercizi, dare gradualità alle combinazioni e alle tecniche. È necessario saper valutare il pericolo per dare l’assistenza adeguata e non deve mancare il senso del ritmo e una buona dose di fantasia per la creazione di esercizi a corpo libero.

La ginnastica artistica è anche un ottima scuola del portamento. Attraverso esercizi per il miglioramento delle posizioni base, la ginnasta svilupperà i movimenti per giungere alla composizione di una coreografia che le permetterà di esprimere grazia ed estetica durante l’esecuzione dei suoi esercizi ginnici. In effetti vi è una componente artistica che consente un recupero fisiologico negli esercizi e li rende, al contempo, esteticamente più validi. Le andature artistiche prevedono passi, salti, giri e onde del corpo. A seconda del grado di elevazione si possono distinguere i vari tipi di passo o salto. Per una corretta esecuzione sono richieste doti di elevazione, controllo del corpo, equilibrio, mobilità degli arti e del busto. Il salto artistico è caratterizzato da tre fasi: quella preparatoria, quella di volo e quella di arrivo.

Insieme ad una componente artistica vi è anche una componente acrobatica che sottolinea il livello tecnico raggiunto, ed è data da tutti quei movimenti classificabili come: rotazioni, rotazioni combinate o rotolamenti. La loro esecuzione richiede un’ottima conoscenza e padronanza degli allineamenti corporei, delle spinte degli arti, ottimo controllo del corpo e del dinamismo. Le componenti acrobatiche non lasciano molto spazio alle interpretazioni personali.

 

 

La ginnastica artistica, a mio parere, è uno sport che dà molte soddisfazioni, il riuscire ad “addomesticare” il proprio corpo a sentire delle sensazioni sconosciute e quindi ad affrontare ostacoli apparentemente difficili da superare è molto gratificante a tutte le età. Queste esperienze corporali possono rafforzare l’“io” della bambina. Infatti, nei primi anni di vita, la “fiducia in se stesso” credo che possa venire alimentata proprio da queste esperienze corporali.

La maggior e migliore conoscenza delle possibilità del nostro corpo nelle varie situazioni spaziali può facilitare altre tecniche specialistiche ed a prevenire situazioni traumatiche, oltre che, con gli esercizi propriocettivi, contribuire al recupero funzionale dell’atleta.

La ginnastica è anche una scuola di coraggio e di volontà. Bisogna vincere la paure per eseguire elementi sempre più complessi evitando di rinunciare davanti alle difficoltà, ma continuando a provare. Anche nei momenti difficili, bisogna restare motivati e concentrati su ciò che si deve fare. Essere una ginnasta significa anche esserlo fuori della palestra conducendo una vita sana, alimentandosi correttamente e riposando bene.

 

3.   Gli esercizi ginnici con i rispettivi attrezzi

 

Il minitrampolo elastico è un attrezzo che permette di far eseguire alla ginnasta delle fasi di volo prolungate, permettendo un migliore controllo del corpo. Facilita quindi l’acquisizione del senso dell’orientamento e dello spazio. È un attrezzo costituito da una superficie di nylon agganciata ad una struttura metallica, è posto a 50 cm circa da terra e consente di regolare l’inclinazione. La sua inclinazione, graduale, permette di effettuare esercizi nella posizione in “discesa” per i salti in avanti o in dietro per l’uscita dalla coubrette; in “salita” per i salti con spostamento in avanti; in “orizzontale” per salti con spostamenti in dietro o in avanti. Per far sì che l’atleta abbia una buona conoscenza ed un giusto utilizzo, il minitrampolo richiede una buona fase preparatoria.

I salti eseguibili sul trampolino sono fondamentalmente di cinque tipi:

 

1) salti senza rotazione, che prevedono degli spostamenti in avanti, in dietro e lateralmente. Vengono appresi nelle prime fasi, e prevedono la variazione dell’atteggiamento del corpo in volo. Sono preparatori ai salti artistici, e aiutano nella gestione del controllo del corpo in volo e in arrivo.

 

2) salti con rotazione sull’asse longitudinale, che possono essere eseguiti sul posto o in combinazione con uno spostamento. La rotazione può essere da 90° a più di 360° (che è il giro più difficile). Il giro richiede un buon controllo del corpo, equilibrio, senso dell’orientamento, coordinazione e mobilità articolare.

 

3) salti con rotazione sull’asse sagittale, eseguibili quindi verso destra o verso sinistra.

 

4) salti con rotazione sull’asse trasversale, che possono essere eseguiti sul posto o in spostamento e la rotazione può essere impressa in avanti o indietro.

 

5) salti con rotazioni combinate.

 

I rotolamenti consistono in una rotazione del corpo sull’asse trasversale con appoggio per punti successivi. Tra i rotolamenti sono inclusi: la capovolta avanti, la capovolta indietro.

 

Gli esercizi al suolo possono essere considerati introduttivi per i grandi attrezzi, dato la loro varietà e completezza. Gli esercizi al suolo hanno una componente artistica ed una acrobatica, con la quale la ginnasta può dar sontuosità al livello tecnico raggiunto. L’analisi del movimento è fondamentale perché, anche l’esercizio più complesso, nasce dall’insieme di elementi più semplici. Le posizioni fondamentali al suolo sono: il ponte e la spaccata.

 

I rovesciamenti sono le rotazioni del corpo attorno all’asse trasversale o sagittale, in appoggio, successivo sugli arti inferiori e superiori. Si può raggiungere la posizione ritta rovesciata (rotazione di 180°) o questa può essere di passaggio (rotazione di 360°). Appartengono ai rovesciamenti: la verticale ( esercizio fondamentale presente in diverse fasi di passaggio, richiede un ottimo controllo di tutti i distretti muscolari, forza ed equilibrio), essa può anche venire sviluppata con una capovolta avanti, la verticale d’impostazione e la verticale perno; la ruota e la rovesciata che prevede diverse varianti a seconda della posizione di partenza, di passaggio e di arrivo.

I ribaltamenti sono rotazioni del corpo intorno all’asse sagittale o trasversale con passaggio intermedio per la verticale e una due fasi di volo. Sono movimenti che richiedono grande velocità di esecuzione, buon controllo muscolare e sensibilizzazione alla spinta con le spalle. Il presalo porta il corpo inclinato in avanti e può essere effettuato con partenza sul posto a piedi uniti o con due o tre passi di rincorsa. Appartengono ai ribaltamenti: courbette, la ruota saltata, la ruota spinta, la rondata, il flic flac e il kippe.

 

I salti acrobatici consistono in rotazioni complete del corpo, in volo, intorno all’asse trasversale o sagittale. La spinta e l’arrivo possono avvenire su un piede o a piedi pari. Il corpo nella fase di volo può assumere un atteggiamento raccolto o teso. Con il corpo raccolto la velocità di rotazione aumenta. Per avere un buon successo con i salti acrobatici la ginnasta deve possedere un buon potenziamento degli arti inferiori e un ottimo senso dell’orientamento.

I salti principali sono: salto giro avanti raggruppato, salto giro indietro raggruppato e rotazioni combinate.

La trave d’equilibrio è un attrezzo particolarmente difficoltoso, poiché gli esercizi sono svolti su una base d’appoggio limitata e ad una certa altezza dal suolo. L’equilibrio è infatti la dote maggiormente richiesta fra le capacità della ginnasta, che potrà eseguire sulla trave, pur con le dovute modifiche, quasi tutti gli esercizi eseguibili a terra e avrà a sua disposizione anche elementi acrobatici ed elementi artistici. Le posizioni fondamentali sono:

 

-decubiti: proni o supini, vengono utilizzati come elementi di passaggio fra gli esercizi,

 

-appoggio ritto: e rovesciato eseguibile su entrambi gli assi della trave, con i segmenti corporei in massimo allineamento;

 

-stazione seduta: effettuabile in svariati modi, rappresenta sempre il passaggio di arrivo di un elemento acrobatico;

 

-ponte: si esegue su un solo arto inferiore e rappresenta una posizione di passaggio.

 

Uno degli elementi più importanti da apprendere sono consiste nelle prese. Quelle plantari si eseguono con i piedi leggermente ruotati in fuori nelle fasi di arrivo e uno avanti all’altro nelle posizioni di partenza. Le prese palmari invece si distinguono in quattro tipi:

 

-pollici in dentro, passo stretto: le altre dita sono appoggiate sulla parte laterale dell’attrezzo;

 

-pollici in dentro, una mano davanti all’altra;

 

-pollici in dentro, passo normale: le altre dita poggiate sulla stessa parte laterale dell’attrezzo;

 

-pollici corrispondenti con intrarotazione degli avambracci.

 

Sulla trave è facile perdere l’equilibrio soprattutto all’arrivo (elemento determinante nell’esecuzione di un movimento sulla trave). Le posizioni di arrivo possono essere differenti, le più utilizzate sono: arti inferiori uniti o uno avanti all’altro; arti inferiori divaricati sagittalmente; su un piede.

 

Le entrate rappresentano il primo contatto con la trave, precedente stacco da terra su uno o su entrambi i piedi. L’arrivo può essere anche preceduto da una fase di volo, nella quale si può effettuare una parabola tale che ci consenta l’arrivo dall’alto. Le entrate possono anche essere di tipo artistico o acrobatico. L’elemento conclusivo di un esercizio è dato dall’uscita e può avvenire in qualsiasi punto dell’attrezzo. Qualsiasi tipo di uscita prevedrà sempre l’arrivo e terra in posizione eretta.

 

L’approccio alla trave richiede una buona preparazione di base, un’ottima conoscenza degli esercizi al suolo e un senso dell’equilibrio sviluppato. La naturale evoluzione per ottenere dei buoni risultati e facilitare l’impatto della ginnasta con la trave, prevede l’esecuzione degli esercizi dapprima sulla riga a terra, poi sulla panca per approdare alla fine alla trave.

 

Il volteggio è una specialità della ginnastica artistica molto dinamica, che richiede l’esecuzione di gesti complessi in frazioni di tempo molto ridotte. Per volteggio s’intende il superamento del cavallo mediante il solo appoggio delle mani. L’esecuzione di questo esercizio può essere scomposta in più parti: la rincorsa che precede il valicamento , la sua esecuzione prevede l’appoggio sull’avampiede, con le ginocchia ben alte per evitare un eccessivo avanzamento delle spalle che comprometterebbe l’arrivo in pedana. L’accelerazione sarà graduale, sino al raggiungimento della velocità ottimale. Con l’ultimo appoggio della fase di rincorsa si dà il via al presalto. Mediante quest’ultimo si giunge sulla pedana a piedi uniti. Questa azione è particolarmente importante al fine del controllo dell’angolo d’uscita dalla pedana. La battuta si effettua a piedi pari con una posizione di arretramento del corpo rispetto ai piedi e un anticipo delle braccia sul distacco dei piedi. Dopo la battuta si ha una fase di primo volo, che implica una complessa coordinazione, con una traiettoria d’uscita non modificabile sino al raggiungimento del cavallo con le mani. A contatto avvenuto si ha un appoggio-respinta, ossia questa fase prevede il contatto con le sole mani ed una spinta con le spalle che consentirà una seconda fase di volo. Al fine di rendere veloce il movimento, le braccia saranno sempre ritte e, l’azione di spinta, a totale carico delle spalle Il secondo volo è la fase di volo compresa fra la respinta dell’attrezzo l’arrivo al suolo e la sua riuscita è determinata dalla corretta esecuzione delle precedenti fasi. La parabola d’uscita dall’attrezzo non è modificabile in volo: sarà quindi importante avere una corretta respinta nella fase di contatto. L’arrivo al suolo è fatto con il busto leggermente proteso in avanti per scaricare tutta l’energia cinetica accumulata. Solo successivamente si rizzano le gambe. L’arrivo al suolo è un indice del grado di preparazione della ginnasta e, anche se dal punto di vista della coordinazione è la fase più semplice, esso impone una specifica preparazione fisica per il potenziamento della muscolatura che dovrà ammortizzare l’impatto. Quando poi la ginnasta raggiunge una preparazione fisica adatta, potrà inserire gli esercizi specifici di primo volo, compreso il volteggio. I volteggi eseguibili sono: la verticale perno; il ribaltato; la ruota laterale; la rondata.

 

Le parallele asimmetriche sono uno degli attrezzi più spettacolari della ginnastica artistica e richiedono un buon grado di forza al livello del cingolo scapolo omerale[1]. Gli arti superiori sono deputati alla gran parte del lavoro, mentre gli arti inferiori lavorano in tenuta. Per questa caratteristica le parallele asimmetriche sono appannaggio di soggetti con notevole massa magra e leggeri. Alla base di ogni esercizio ci sono le impugnature che si distinguono in 5 differenti tipi:

 

1) impugnatura palmare: a pollici in fuori;

 

2) impugnatura dorsale: a pollici in dentro;

 

3)impugnatura mista: una palmare e una dorsale:

 

4) impugnatura cubitale: a pollici in fuori con il braccio intraruotato;

 

5) impugnatura a pollice opposto: con il pollice opposto alle altre dita.

 

Nel lavoro alle parallele è possibile distinguere differenti tipi di attitudini: l’attitudine di appoggio, di sospensione e mista.

L’appoggio richiede un buon potenziamento del cingolo scapolo omerale, del tricipite e una posizione con il dorso leggermente curvo, le gambe tese e perfettamente unite.

Lo spostamento prevede un allungo totale delle spalle e delle braccia, tese e allineate con il busto.

I fondamentali esercizi eseguibili alle parallele sono:

 

-La capovolta: consiste in una rotazione del corpo sull’asse trasversale attorno allo staggio e può essere eseguita avanti o indietro. La capovolta avanti consente di passare dall’appoggio alla sospensione. La capovolta indietro per la sua esecuzione richiama la muscolatura addominale e quella degli arti superiori, per questo motivo è più complicata di quella avanti.

 

-Gli addominali: consistono in una rotazione del corpo di 360° sia in avanti che indietro intorno allo staggio. È un esercizio più complesso rispetto alla capovolta.

 

-Slanci indietro: sono determinati da uno slancio degli arti inferiori che causano ampi movimenti del corpo. Ne esistono di vari tipi e di differente grado di difficoltà.

 

I passaggi più difficoltosi nelle parallele asimmetriche sono quelli dallo staggio basso a quello alto. Le combinazioni alle parallele richiedono l’utilizzo di entrambi gli staggi, quindi la ginnasta per poter eseguire gli esercizi dovrà apprendere i movimenti che le consentiranno di effettuare questi spostamenti, trovandosi poi in un delle posizioni fondamentali per riprendere l’esecuzione con fluidità.

L’entrata alle parallele può avvenire con o senza rincorsa, con o senza battuta in pedana e con arrivo in appoggio o sospensione.

Al termine dell’esecuzione la combinazione finisce con un’uscita.

 

4.  Lo sport agonistico nell’età evolutiva

 

Un qualsiasi sport ad alto livello, se iniziato precocemente, può influire sulla crescita e la maturazione di ogni ragazzina. Una bambina che si allena per più di 20 ore alla settimana, in vista di gare nazionali o internazionali, viene sottoposta a carichi estremi la cui intensità può essere considerata come quella di atleti “semiprofessionisti”. Con questi carichi vi possono essere quindi rischi per la salute, come per esempio in alcune discipline dei giochi olimpici a Los Angeles, nel periodo del 1984, vi furono atleti con danni alla colonna vertebrale poiché iniziarono un allenamento estremo molto presto. Affermare però che sia un rischio quello far cominciare sin da piccoli dei bambini alla ginnastica artistica è forse eccessivo. Infatti vi sono anche delle buone ragioni per promuovere lo sport di vertice: l’attività sportiva praticata in età infantile può diminuire il rischio di alcune patologie croniche e di alcune cause di morte nell’età adulta e che già in queste età possono essere ridotti alcuni fattori di rischio (valori elevati di colesterolo, adiposità[2], ipertonia[3]).

Durante il delicato periodo della vita, in questo caso l’infanzia, nella ginnastica artistica le bambine sono sottoposte ad allenamenti intensivi che servono a raggiungere precocemente prestazioni elevate. Da studi condotti una decina d’anni fa in Svizzera su alcune atlete, è risultato che esiste una quantità di allenamento limite per queste ragazze, circa di 20 ore alla settimana, oltre il quale la loro linea di crescita, o curva, rallenta rispetto a quello che era la loro proiezione. Dunque sembra proprio che carichi intensivi hanno influenze sulla crescita, lo sviluppo e la maturazione in un organismo che si trova in continua trasformazione. Si può notare, infatti, che la statura di una ginnasta è evidentemente più bassa di una sua coetanea e il peso corporeo minore proporzionale alla statura. Vi è anche il ritardo della maturazione sessuale, in effetti si è constatato che un allenamento sportivo di questi carichi ritarda nelle atlete la comparsa della prima mestruazione (menarca).


4.1.La crescita

 

La pubertà, nel nostro organismo, è iniziata da un’interazione complessa tra ipotalamo, ipofisi[4], gonadi e tessuti corporei che ne controllano anche l’andamento. L’ipotalamo, infatti, secerne sostanze chimiche, gli ormoni liberatori, che raggiungono per via ematica (tramite il sangue, dunque) l’adenoipofisi; questi controllano il rilascio degli ormoni dell’ipofisi anteriore quali l’ormone della crescita (GH, Growth Hormone) e gli ormoni che controllano la secrezione ormonale delle gonadi, organi sessuali, (ormone follicolo stimolante FSH e luteinizzante LH). Il GH promuove la crescita delle ossa, dei muscoli e degli altri tessuti, stimolando l’anabolismo proteico e la mobilizzazione dei grassi. L’ormone follicolo stimolante ha come bersaglio le gonadi, nella donna promuove lo sviluppo del follicolo ooforo e stimola la secrezione di estrogeno; l’ormone luteinizzante ha come bersaglio le gonadi e la ghiandola mammaria, nella donna provoca l’ovulazione e favorisce lo sviluppo del corpo luteo[5].

 

 

mestruale

Figura 1. Gli ormoni secreti dall’ipofisi.

 

La crescita nella pubertà si svolge secondo leggi fisiologiche ben conosciute. Il corpo di un bambino è soggetto ad una spinta di accrescimento per azione e sotto controllo degli ormoni che va ben oltre la velocità di accrescimento a lungo stabile dell’età infantile. In più,

sempre per influsso ormonale, si sviluppano gli organi sessuali e viene raggiunta la maturità sessuale. Il periodo in cui questi cambiamenti avvengono varia tra i 13 e i 19 anni. Lo sviluppo delle ghiandole mammarie è spesso un segno dell’avvicinarsi della pubertà nelle ragazze, fatto che comincia attorno al decimo anno d’età e alla maggior parte il primo ciclo mestruale appare dai 12 ai 13 anni.

Questo è un fenomeno multifattoriale e modulato da segnali genetici e metabolici. La crescita e lo sviluppo sono infatti sottoposti ad una regolazione molto precisa legata all’interazione complessa di fattori nutrizionali, ormonali e tissutali.

Vi sono quindi molteplici fattori per cui un individuo in fase puberale si sviluppa in modo così evidente. Qui di seguito si cercherà di descrivere i principali agenti di questa crescita prendendoli isolati dalla loro forzata interazione gli uni con gli altri.

 

4.2.Fattori genetici

 

La ginnastica artistica è uno sport nel quale troviamo criteri estremamente selettivi nella scelta delle proprie atlete: si preferiscono, per esempio, atlete basse di statura e leggere perché tali caratteristiche permettono loro di meglio riuscire dove, in condizioni diverse da queste, altre atlete avrebbero difficoltà. L’identificazione e la selezione[6] avvengono spesso precocemente (da 4 a 7 anni) e generalmente, in questo processo, sono coinvolti anche i genitori. In molte nazioni, come per esempio in tutto il blocco dell’Est, pur di essere sicuri di selezionare ragazzine con stature basse, sono presi in esame pure i nonni (!).

statura

 

Figura 2. Grafico utile alla misurazione della futura altezza della ragazza.

 

In annesso (vedi allegato 1), ho riportato, come esempio, il materiale usato normalmente dalla Federazione Svizzera di Ginnastica per l’iscrizione delle future ginnaste. Ad esse viene proposto questo formulario dove viene esplicitamente chiesto l’altezza della madre e del padre per poter capire, o quantomeno predire, quale potrà essere la futura statura della ragazza. Seguendo i mutamenti fisici della ginnasta (altezza e peso), si può capire dalla figura 2 se la linea di crescita o la linea del peso della figlia segue le caratteristiche fisiche della madre o del padre. Per misurare le future altezze delle ragazze, oltre che prendere i dati dei genitori, esse sono sottoposte a delle radiografie. La radiografia più precisa è quella del polso, che calcola, in funzione di come si sono sviluppati i nuclei ossei del polso, lo sviluppo biologico delle ragazze, ossia lo stato di maturità ossea biologica. I dati ottenuti vengono poi confrontati su delle tabelle che aiutano a calcolare l’età precis

a. (per esempio una ragazza può avere 16 anni e 3 mesi di sviluppo biologico, ma la sua età cronologica è di 12 anni). Ci sono altre misure un po’ meno precise, ossia quando si guarda lo sviluppo degli organi sessuali o un’altra radiografia fatta sul bacino dove si trovano delle linee di crescita che incominciano a chiudersi e danno un indicazione approssimativa dell’età e dello sviluppo biologico.

 

Oltre all’altezza dei genitori viene anche presa in considerazione l’età al momento del menarca. Da dati di Theinz (1989) le madri delle ginnaste polacche, ad esempio, avevano avuto il menarca più tardi rispetto al resto della popolazione (13,8±1,8 anni), ma non così tardi come le loro figlie (15,1±0,9 anni). Il ritardo della maturazione è percepito da alcuni allenatori come una “finestra d’opportunità” per il talento ed il successo. Questa convinzione è scaturita nel 1987 ai 24esimi Campionati di ginnastica artistica che si sono svolti a Rotterdam. Le ginnaste partecipanti sono state classificate in due categorie, atlete “post-menarca” e atlete “pre-menarca” e se ne sono confrontati i risultati. Le ginnaste che ancora non avevano avuto il menarca tendevano in media ad ottenere punteggi più elevati delle ginnaste post-menarca della stessa età cronologica. Da questi risultati ci si domanda se le ginnaste pre-menarca eseguano meglio gli esercizi delle altre oppure se i giudici preferiscano l’aspetto e le proporzioni del corpo delle ginnaste non sviluppate. Si è constatato che le ragazze che avevano ottenuto punteggi di livello più elevato presentavano un’età media del menarca di 16 anni e un mese rispetto ai 15 anni e 4 mesi e ai 14 anni e un mese di quelle che avevano ottenuto rispettivamente punteggi di livello medio o inferiore.

Nel caso di una ginnasta che ha già il proprio ciclo si sono fatte delle ricerche per capire quanto questo possa influenzare l’attività sportiva. A questo scopo, il ciclo mestruale è stato diviso in cinque fasi (Tepperman G., Tepperman H. 1989):

 

  1. 1.fase mestruale: si verifica per un lasso di tempo che va da 1 a 5 giorni
    1. 2.fase postmestruale: comprende il periodo dalla fine della mestruazione all’ovulazione, in un ciclo di 28 giorni e occupa dai 6 ai 13 o 14 giorni
    2. 3.fase di ovulazione: comporta la rottura del follicolo maturo con l’espulsione dell’oocita nella cavità peritoneale e in un ciclo di 28 giorni occupa circa il 14esimo giorno
    3. 4.fase di post-ovulazione: si verifica tra l’ovulazione e l’inizio della mestruazione, avviene la secrezione di ormoni da parte del corpo luteo.
    4. 5.fase premestruale: dura normalmente 14 giorni in un ciclo di 28 giorni e occupa il periodo dal 15° al 28° giorno.

 

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Figura 3. Schema del ciclo mestruale, con l’azione degli ormoni coinvolti.

 

Da questa suddivisione è risultato che ogni fase comporta un cambiamento dell’organismo:

 

 

4il peso corporeo aumenta cominciando dalla fine della fase di postovulazione e raggiunge i valori massimali nella fase premestruale. Poi, nella fase mestruale diminuisce leggermente e nella fase postmestruale ritorna ai suoi valori iniziali.

4la forza muscolare è notevolmente maggiore nella 2° e nella 4° fase rispetto alla 1° e alla 5° fase del ciclo.

4lo stato psicologico cambia anch’esso in modo individualmente diverso, può verificarsi un aumento dell’eccitabilità, in reazioni non adeguate (soprattutto nella 5° e nella 1° fase del ciclo) o nell’apatia, indifferenza verso tutto. Nella fase premestruale e mestruale la fatica viene avvertita più velocemente; nella fase post-mestruale e di post-ovulazione i principali processi nervosi sono caratterizzati da una maggiore mobilità, la sensibilità propriocettiva è più elevata. Questo si basa su parametri quali la soglia differenziata dell’impegno muscolare di forza, la labilità dei processi nervosi, il tempo di reazione semplice. Riassumendo, la 2° e la 4° fase del ciclo sono caratterizzate da uno stato psicologico ottimale, dalla possibilità di una espressione migliore delle capacità fisiche, rispetto alla 3° e 5° fase del ciclo.

4la capacità di lavoro è più elevata durante la fase post-mestruale e la fase di post-ovulazione perché sono presenti un’elevata economia delle funzioni del sistema respiratorio e del sistema circolatorio, i regimi d’ossigeno dell’organismo sono più elevati e c’è anche una più elevata riserva della respirazione. Mentre, la capacità di lavoro, diminuisce nella fase di ovulazione, nella fase mestruale e premestruale.

 

Le atlete a causa di una quantità di grasso corporeo troppo bassa possono essere affette da amenorrea, cioè della mancanza totale delle mestruazioni. Questa situazione porta all’infertilità e ad altri problemi come l’osteoporosi, in quanto c’è un basso livello di estrogeni nel sangue associato ad una amenorrea persistente.


 

 

4.3.Fattori nutrizionali

 

La ginnastica artistica è uno sport che mette in evidenza l’aspetto estetico del movimento, si deve esprimere grazia ed armonia durante l’esecuzione degli esercizi ginnici. Per questo le giovani ginnaste devono tenere molto in considerazione la loro figura; ricercano il “peso ottimale” spesso assumendo (o sono spinte ad assumere) un apporto nutrizionale insufficiente per i loro bisogni. Ad esempio, come riporta Francke, Berendonk 1997-98, le atlete della ex-Rdt erano obbligate a seguire un regime dietetico che mirava a mantenere un peso corporeo ottimale, cioè un bilancio energetico leggermente negativo per cui presentavano una riserva limitata di energia per lungo tempo. Si stima che i bambini e gli adolescenti praticanti ginnastica assumano meno energia di quella necessaria. Deficit costanti di nutrienti e di energia per periodi significativi possono rappresentare una forma cronica di sotto-alimentazione in un periodo nel quale, invece, si ha bisogno di energie e nutrienti per fare fronte alle necessità della crescita, della maturazione e dell’attività sportiva. Se queste carenze iniziano nell’infanzia, possono influenzare i processi di crescita e di maturazione in bambini adolescenti altrimenti “sani”. Studi esistenti (si veda Smith e Jahreis nei test) dimostrano infatti come in una ginnasta il bilancio energetico negativo in un importante fase biologica della crescita associato ad un’ attività fisica massiccia possano concorrere al non raggiungimento della statura finale completa attesa geneticamente. Nei soggetti di sesso femminile che si trovano nell’età dello sviluppo non interessa solo il problema della crescita e della statura finale, ma è di importanza fondamentale pure la maturazione sessuale. È dimostrato che l’influsso principale sull’apparato riproduttore delle ginnaste di alto livello è attribuito alla quantità di energia disponibile quotidianamente (definita differenza tra l’apporto ed il consumo giornaliero di energia). Questo sport comporta una forte riduzione della massa grassa che nella donna influenza la funzione sessuale riproduttiva, la percentuale di grasso non dovrebbe infatti scendere al di sotto del 18% del peso corporeo. La scomparsa della mestruazioni è connessa con una diminuzione della concentrazione degli estrogeni, che sono ormoni steroidi (derivano dal colesterolo che è un importante lipide del corpo umano) secreti dalle cellule dei follicoli ovarici, atti a promuovere lo sviluppo e il mantenimento delle caratteristiche sessuali femminile. Con altri ormoni essi sono responsabili dello sviluppo e dell’appropriata sequenza di eventi del ciclo riproduttivo femminile (ciclo mestruale).

Il basso peso corporeo quindi comporta un ritardo dello sviluppo della pubertà, assumendo come termine di riferimento il menarca, e questo porta anche ad un ritardo della spinta di accrescimento. I risultati di uno studio longitudinale a breve termine su ginnaste svizzere hanno portato ad affermare che: “…nelle ginnaste la pubertà avviene senza un normale spurt (spinta) di crescita puberale” (Theintz, 1993). Si è mostrato come l’età al picco di velocità staturale si trovi circa un anno in ritardo rispetto a quelle delle non atlete. Sebbene i tassi di crescita massima calcolati siano inferiori alla media, rientrano comunque nel range della variabilità normale che è di circa 5-10 cm/anno.

 

4.4. Peso corporeo e costituzione fisica nello sport

 

Molti sport richiedono determinate caratteristiche costituzionali, cioè un ben determinato somatotipo[7], se si vogliono ottenere risultati elevati a lungo termine. Questo fenomeno può essere attribuito, ad esempio, alle leggi biomeccaniche che sono alla base di specifiche tecniche sportive, oppure a processi fisiologici che sono tra loro diversi e dipendono dai movimenti che vengono richiesti. Per questa ragione in alcune discipline sportive e in alcuni sport le proporzioni del corpo assumono una notevole importanza per quanto riguarda le possibilità di movimento. Nella pallavolo si preferiscono atleti alti, i fantini si preferiscono di bassa statura e di costituzione non robusta, e i ginnasti di statura bassa o media. Spesso però nello sport di vertice ci si imbatte in un problema: quando in una determinata disciplina sportiva od in un determinato sport si inizia precocemente a costruire la prestazione sportiva a lungo termine, poiché la probabilità di ottenere risultati elevati aumenta insieme a determinate caratteristiche somatiche, durante alcune brevi fasi dello sviluppo anche quegli atleti che presentano misure antropometriche[8] non ideali, o che le presentano solo temporaneamente, grazie alla maturazione, e possono ottenere risultati eccezionali. Qualche volta, solo dopo molti anni di impegno, si constata che le prestazioni in una determinata disciplina sportiva o in un specifico sport possono essere potenziate solo limitatamente a causa di fattori costituzionali. Questo non viene sempre accettato senza che insorgano problemi psicologici.

È solito però osservare che se la tipologia costituzionale è diversa da quella ottimale per lo sport praticato, vengono compiuti sforzi, spesso non propriamente idonei, per modificare tali presupposti somatici: questo concerne soprattutto la massa corporea e le percentuali di grasso, con il rischio che si possano produrre disturbi alimentari, che possono manifestarsi sotto forma di bulimia[9] o anoressia[10], con i relativi pericoli per la salute. Se si cerca di modificare la massa corporea, si deve garantire la salute, la capacità di carico e la prestazione sportiva dell’atleta, è quindi necessario considerarne non solo l’età ed il livello di maturazione, ma anche la tipologia costituzionale. La costituzione fisica, infatti, è espressione della morfologia del corpo dell’individuo, soprattutto di quella geneticamente determinata. Il concetto tipo di costituzione indica che determinati principi di crescita sono legati a determinate direzioni che, a loro volta, esprimono le tipiche caratteristiche somatiche individuali, e che, in generale, si riferiscono a certe funzioni, qualità o capacità di prestazione. Conrad, nel 1963, ha messo a punto il metodo di valutazione delle tipologie costituzionali per documentare oggettivamente le caratteristiche costituzionali del corpo. Ha descritto una variante primaria ed una secondaria della tendenza di crescita del corpo. La variante primaria è determinata dai poli estremi tipo leptomorfo e tipo picnomorfo, mentre le morfologie intermedie sono definite metromorfe. Con leptomorfo si indica una forte tendenza ad un corpo longilineo, con scarsa crescita in larghezza, con predisposizione alla magrezza. Al contrario, picnomorfo indica una notevole crescita in larghezza a costo di una minore crescita in lunghezza. Il corpo tende ad una eccessiva grassezza. La variante secondaria della tendenza di crescita del corpo è anch’essa rappresentata da due poli estremi, cioè dal tipo di costituzione fisica ipoplastico, che indica tipo debole, astenico,ed esile ed all’opposto iperplastico quindi tipo atletico e robusto. Tra questi due poli ci sono le forme intermedie dette plastiche. Per caratterizzare quantitativamente le tendenze di crescita da leptomorfo a picnomorfo, Conrad ha utilizzato l’indice metricoche si basa sull’utilizzazione del diametro traverso e di quello sagittale del torace in relazione alla statura. Mentre che, per classificare i poli ipoplastico ed iperplastico o le forme intermedie, ha utilizzato l’indice plastico che prevede la larghezza delle spalle, la circonferenza dell’avambraccio (misurata all’altezza del gomito con il braccio esteso) e della mano.


 

Variante primaria

Picnomorfo

Metromorfe

Leptomorfo

Basso

 

Alto

Grosso

Magro

Largo

Stretto

Variante secondaria

Ipoplastico

Plastiche

Iperplastico

Debole

 

Forte

Esile

Robusto

Astenico[11]

Stenico[12]

 

Alle atlete praticanti ginnastica artistica è imposto di mantenere una costituzione mesomorfa, che letteralmente significa “uno sviluppo armonico dei diametri del corpo rispetto alla lunghezza”. Una corporatura mediamente snella ed armoniosa la si trova, secondo la valutazione di Conrad nella popolazione normale di tipologia da metromorfica a leptomorfica. Questa “necessità” di essere magre e muscolose, per riuscire meglio in questo sport, potrebbe essere la causa per cui s’instaura un comportamento alimentare anormale. Il problema potrebbe venire sollecitato dalle affermazioni esplicite od implicite di allenatori i quali un calo di peso porterebbe ad un miglioramento della prestazione e quindi del punteggio. L’ambiente che circonda le ginnaste, infatti, ha un influenza quantitativa e qualitativa non trascurabile sulla loro carriera e sul loro sviluppo e può contribuire, indirettamente, all’insorgere di disturbi alimentari. Prima di consigliare cambiamenti somatici alle ragazze, si dovrebbe tener conto del loro somatotipo attraverso una corretta valutazione delle loro caratteristiche e del loro sviluppo fisico; quindi si dovrebbe tener conto della somma delle plichecutanee[13]; delle percentuali di grasso; della valutazione della massacorporea; dei relativi indici di massa corporea. Se ci si riferisce così alla tipologia costituzionale, alla dinamica della crescita e della maturazione dell’atleta, si ha l’opportunità di rendere migliore la valutazione individuale e il rivelamento dei rischi per la salute e lo stato psicofisico. Perciò, se il somatotipo di una ginnasta devia molto da quello favorevole allo sport praticato, potrebbe essere impossibile raggiungere la struttura desiderata attraverso restrizioni alimentari e potrebbe inoltre insorgere il pericolo di disturbi psicologici od addirittura rischi per la salute. È importante quindi accertare precocemente quale sia la tipologia costituzionale della persona, poiché ciò offre possibilità concrete di orientamento. In questo modo, si potrà giudicare tempestivamente qual è la disciplina sportiva più adatta e per evitare il possibile inizio di disturbi alimentari e psicofisici.

Nella ginnastica artistica il “reclutamento” delle nuove alunne inizia già nell’età infantile con una forte selezione. Per prevenire poi le eventuali alterazioni della salute durante la crescita o nell’età puberale, è consigliato usare come strumento di diagnosi di base l’antropometria, tenendo conto della tipologia costituzionale. In effetti, basandosi sull’antropometria si misurano: la statura, i diametri trasversale e sagittale del torace, la massa corporea, la somma delle pliche cutanee (con 10 punti di misurazione) e la circonferenza dell’avambraccio e della mano.Vengono inoltre presi in considerazione altri elementi per valutare anche la capacità di carico nell’età infantile o nell’adolescenza. Sono importanti:

 

-       l’individuazione di quei segnali caratteristici dello sviluppo somatico, che indicano soprattutto l’inizio, l’andamento e la fine dello sviluppo puberale, per poterne trarre le future caratteristiche funzionali;

-       l’individuazione di allontanamenti dalla norma nello sviluppo somatico rispetto alla popolazione della stessa classe d’età e stato di maturazione ed identificazione delle cause ai fini di un intervento;

-       il rilevamento del rapporto tra massa corporea e statura, della composizione del corpo e la loro valutazione.

 

Per la valutazione della normalità, si ricorre, solitamente, a determinate categorie di riferimento. Una di queste è l’età cronologica con i noti percentili di aumento della statura e della massa corporea. Ma per poter formulare giudizi affidabili per capire i “fenomeni estremi” così come pure gli interventi necessari da applicare, occorre ricorrere a categorie di indici con orientamento più ampio. Per la previsione e la valutazione della statura, la categoria di indici ulteriori, che può fornire orientamenti aggiuntivi durante la fase della crescita, è rappresentata dalla maturazione e dall’età biologica. Se si valuta lo stato di sviluppo biologico si possono formulare giudizi sui temporanei scostamenti dalla norma nello sviluppo, come fenomeni di ritardo o di accelerazione, e, quindi, sul cambiamento delladinamica della crescita e sulla possibilità che essa continui. È essenziale, se si vuole ottenere la formulazione di valutazioni quanto più concrete e più attendibili possibile e che tengano conto dell’individualità delle atlete e degli atleti, considerare la tipologia costituzionale.

 

5.     Osteoporosi

 

L’osteoporosi è un processo di rarefazione e indebolimento dell’osso, tipico delle persone anziane. È caratterizzata da una riduzione della massa totale dell’osso in quanto, nel soggetto anziano, diminuiscono i livelli sanguigni degli ormoni progesterone e testosterone, che aiutano a mantenere l’osso più forte, quindi con un calo di questi ormoni l’osso comincia a perdere calcio e diventa più fragile. Il capitale osseo (la massa ossea) che una persona sviluppa è massimale alla fine della crescita, ossia dopo la pubertà verso i 18 o 20 anni. Nelle femmine il rapido aumento della densità ossea, Bone Mineral Density (BMD), durante la pubertà, avviene un po’ prima dei maschi, ossia tra gli 11 e i 15 anni. Durante la pubertà avviene un’accumulazione massima della BMD e che, in condizioni favorevoli, il valore massimo di BMD raggiunto può essere mantenuto fino alla pre-menopausa. Vi può essere però un deficit di BMD in alcune donne nel periodo abituale della massima (20 e 30 anni) e quindi meritano attenzione fattori che potrebbero portare a questo deficit e sono

- stato ormonale (estrogeni),

- fattori ereditari, o etnici,

- peso,

- attività,

- forza,

- alimentazione.

 

Nell’adolescenza questi fattori svolgono un’azione particolare poiché è ben noto, da un lato, l’influsso degli estrogeni sulla BMD e sullo sviluppo del ciclo mestruale, e, dall’altro lato, il menarca, in quanto espressione del cambiamento del quadro ormonale delle giovani atlete, assume una posizione importante. Un ritardo del menarca, nel periodo critico del massimo aumento della BMD, provoca una carenza di estrogeni e quindi una limitazione proprio dell’aumento della densità ossea.

Questo capitale osseo diminuisce molto se si fa una vita molto sedentaria e diminuisce meno se invece si fa attività fisica, ma ugualmente vi è in tutti una perdita di osso. Per calcolare l’osteoporosi c’è una radiografia speciale che si chiama densitiometria ossea, dove si può misurare esattamente la quantità di calcio che contiene l’osso, ossia la sua densità. Si misura a livello del collo del femore, al radio e alla colonna vertebrale.

La massa ossea dipendente molto dall’apporto di calcio, però anche da un buon funzionamento ormonale. Qui entra in gioco il problema delle ragazze che fanno ginnastica artistica, ma anche per altre discipline come le corse di resistenza, la danza, e altre attività dove le persone coinvolte sono tendenzialmente un po’ magre. Poiché questi sport richiedono questa caratteristica fisica, le ragazze spesso hanno tendenza consciamente e a volte inconsciamente di restringere un po’ l’alimentazione[14]. Le ragazze quindi possono arrivare al punto di smettere di mangiare e sviluppare delle abitudini alimentari pericolose alla salute, che possono portare a dei casi di anoressia, bulimia e disturbi alimentari in generale. È un problema molto importante perché, associato alla quantità di allenamento che fanno, ossia 20-25 ore alla settimana, esso può portare ad un ritardo delle mestruazioni, o può provocare, nel caso la ragazza avesse già il ciclo, a delle irregolarità sul funzionamento ormonale fisiologico oppure all’amenorrea secondaria, ossia la scomparsa e la ricomparsa delle mestruazioni e quindi la riduzione dell’effetto stimolante degli estrogeni sull’osso, la qual cosa comporterebbe in età adulta un maggiore rischio di osteoporosi. Le conseguenze dell’osteoporosi nelle atlete sono soprattutto fratture da stress, ossia fratture incomplete dell’osso a causa di microtraumi ripetuti (non è un colpo o una frattura secca, ma è una fessura che avviene all’interno dell’osso perché sollecitato oltremodo; in più l’osso è fragile (osteoporotico) e quindi c’è un rischio maggiore di sviluppare queste fratture.

 

fratture

 

Figura 3. Fratture più comune dovute all’osteoporosi.

5.1.Le lesioni

 

Le lesioni più frequenti nella ginnastica artistica, a prescindere dal livello di prestazione, sono le lesioni da sovraccarico. Le fratture da stress rientrano in questo tipo di fratture. Le ragazze hanno spesso problemi in alcune articolazioni, come ad esempio le infiammazioni alle articolazioni dei polsi, gomiti, ginocchia, le anche, la colonna vertebrale e soprattutto agli arti inferiori come le caviglie (distorsioni) e i piedi, che sono estremamente sollecitati.

La ginnastica artistica fatta in una certa intensità può causare delle fratture da stress a livello della colonna vertebrale che possono poi creare degli spostamenti: sposilolisi e sposilolistesi. La sposilolisi avviene quando una frattura da stress è dovuta a delle attività ripetute: traumi quando le ragazze atterrano, quando fanno dei salti ecc. La sposilolistesi è invece quando le vertebre, per via della frattura da stress, non reggono più bene e scivolano una sopra all’altra con conseguenze pesanti alla schiena. In effetti, una ragazza con il mal di schiena di solito deve smettere l’attività perché non riesce più a continuare a fare ginnastica.

Ci possono essere delle lesioni traumatiche più gravi come la lussazione del gomito, la distorsione del ginocchio e legamenti deboli alle caviglie, ma sono molto rare.

 

 

 

 

 

 

6.  Risultati ottenuti e studi effettuati

 

La ginnastica artistica è uno sport che è sempre stato al centro di molti studi eseguiti da medici sportivi e specialisti. Sono stati effettuati moltissimi esami sugli atleti e soprattutto sulle atlete di alto livello. Questi esami si basano soprattutto sulle possibili conseguenze che un’attività agonistica come l’artistica può provocare ad esempio sulle altezze, i pesi, il ritardo nella pubertà e nella maturazione sessuale delle atlete.

 

Cito alcuni esami, presi da articoli, che a mio avviso sono i più significativi.

 

  1. 1.Studio effettuato dal dottore Roberto Malina (esame relativamente vecchio: 1983): ha raccolto dati sul frequente ritardo del menarca nelle atlete di alto livello, che interessa atlete di vari sport di livello diverso di qualificazione e quindi anche sottoposte a gradi diversi di carico. Questo ritardo mestruale è evidente nelle ballerine, nelle pattinatrici su ghiaccio e nelle ginnaste. Secondo dati raccolti ai Giochi olimpici sulle partecipanti di ventisette nazioni, il 54% delle ginnaste aveva avuto il menarca a 15 anni o dopo. Il trend che si evidenzia è che nelle ginnaste l’intensificazione dell’allenamento agisce da fattore ritardante il menarca.

Tuttavia non si può dimostrare chiaramente che l’aumento di un allenamento fisico intensivo, in ogni caso e soprattutto in ogni sport, porta ad un ritardo nel menarca, poiché vi sono pochi dati realmente significativi e quindi sono possibili solo ipotesi speculative.

 

  1. 2.Studio effettuato da Frisch: ha ideato la teoria del peso. Egli ha dimostrato che l’inizio di un allenamento intensivo in età precoce porterebbe ad un ritardo nell’inizio della pubertà. Questo perché è dell’opinione che, per l’inizio della spinta di accrescimento e degli altri cambiamenti del corpo dovuti alla pubertà, è necessario raggiungere un determinato peso critico. Le ginnaste, essendo sottoposte ad un allenamento precoce, che ha un azione di inibizione nei confronti dell’aumento di peso, hanno uno scarso peso corporeo. Esse raggiungeranno più tardi il peso critico e quindi inizierà con ritardo lo sviluppo puberale.

 

3.   Peltenburg, dalle osservazioni di Frisch realizzò negli anni 1980-1982 un ampio studio su 668 ginnaste, 298 allieve delle scuole (che rappresentavano da gruppo di controllo) e 98 nuotatrici tutte di età da otto a quattordici anni. Da questa ricerca trasversale[15] riportò solo i risultati sulle ginnaste e il gruppo di controllo: oggi si è dimostrato che il paragone con le nuotatrici non è valido poiché sono due sport differenti in quanto praticati in ambienti diversi,(uno all’aria, l’altro in acqua).

 

-  a partire dall’età di 12 anni vi sono differenze significative per quanto riguarda il menarca. Nelle ginnaste esiste un ritardo; solo la metà ha il menarca, e, tra quelle di talento, solo un terzo;

-  dai 12 anni in poi si nota che le ginnaste sono significativamente più basse del gruppo di controllo;

-  il peso corporeo risulta più basso.

 

Riepilogando, con questo studio si provò un ritardo nello sviluppo puberale delle ginnaste. Ma bisogna tener conto che, poiché non si tratta di uno studio longitudinale non possono essere ricavate correlazioni dirette tra maturazione fisica e l’influsso del carico di allenamento.

 

4.   Uno studio fu effettuato da Tönz. Egli studiò, in una ricerca longitudinale[16] prospettica, un gruppo di ginnaste svizzere, il cui carico settimanale era tra le 12 e 15 ore di allenamento.

Tönz voleva scoprire fino a quando un allenamento intensivo a livello agonistico influisse sulla pubertà e sulla crescita. Questa ricerca durò all’incirca sei anni e riguardava venticinque ragazze dell’età da sette e quattordici anni (età media di 10 anni).

Vi fu anche uno studio effettuato sui genitori per rilevare la componente genetica: ad essi fu misurata l’altezza. La media dei genitori delle ragazze rientrava nella media svizzera, ossia di 164,1 cm per le madri e di 176,8 cm per i padri. All’inizio della ricerca anche le ragazze avevano una statura normale, ma un peso significativamente minore, rispetto al gruppo di confronto della stessa età. Durante questo studio di sei anni, tra il secondo ed il quinto anno, si constatò una diminuzione della velocità di accrescimento con un recupero finale. La velocità massima di accrescimento era leggermente inferiore e la spinta massima di accrescimento si presentò in ritardo.

I valori bassi del peso corporeo erano più evidenti tra l’undicesimo e il quattordicesimo anno d’età. Altrettanto minori furono i valori delle pliche adipose sottocutanee misurati.

Alla fine della ricerca si è potuto notare che fra le atlete che avevano abbandonato precocemente lo sport prima dei 14 anni in media erano più alte e più pesanti di quelle che avevano abbandonato più tardi.

In base a questo studio si è potuto dedurre che vi sono tre possibili spiegazioni della statura significativamente minore delle ginnaste:

 

-   i fattori dietetici, se si considera che per le atlete sono abituali sia un allenamento di grande volume, sia uno stretto controllo del peso corporeo, che può rendere necessario diminuire l’apporto calorico, questo può causare un bilancio energetico inadeguato;

-   influenza diretta di un allenamento intensivo. Che deve avere però un certo tempo medio settimanale di allenamento;

à   fattori genetici, che grazie ad essi si riesce ad ottenere una selezione del gruppo che alla fine pratica con successo la ginnastica artistica.

 

5.   Un altro studio che conferma le conclusioni di Malina, ossia che le ginnaste rispetto ai soggetti di controllo della stessa età raggiungono una statura più bassa e la pubertà, nel caso di un allenamento intensivo, inizia con un ritardo di circa due anni, è stato fatto da Ziemilska dal 1971 al 1977. Egli ha studiato un gruppo che riguardava all’inizio sedici ragazze e ventiquattro ragazzi dell’età da 10 a 12 anni, mentre alla fine, sei anni più tardi, il gruppo era ridotto a cinque ragazze e sette ragazzi tutti appartenenti alla “championship class”. Tutti i ragazzi furono studiati da un punto di vista antropometrico e della maturazione sessuale.

Oltre alle conclusioni citate prima, venne anche stabilito con questo studio che le ginnaste raggiungevano punte meno elevate nella velocità di accrescimento puberale, e che la loro statura finale non raggiungeva i valori calcolati in base ai dati dei loro genitori, poiché alla fine della ricerca furono anche rilevate la statura dei genitori ed i dati sul menarca della madri, per poter tener conto anche sui fattori genetici.

Questo studio, in sintesi, mostra l’esistenza di un certo legame tra carichi elevati nei soggetti praticanti ginnastica artistica ed il loro influsso sullo sviluppo e sulla crescita. In più, Ziemilska mostra che ginnasti e ginnaste sono avvantaggiati nel riuscire dalla loro costituzione di bassa statura.

 

  1. 6.Studio effettuato da Smith. Egli misurò il tasso di somatomedina C (Sm-C)[17] ed il fattore di crescita I insulina-simile (IGF-I) in condizioni standardizzate di carico fisico e di alimentazione, in sei soggetti adulti di sesso maschile ( di età da venti a trentuno anni). Ciò ha permesso di documentare da una parte solo l’effetto di una dieta, dall’altra parte quello supplementare dell’aumentata attività fisica. La ricerca ha chiaramente dimostrato che una forte sollecitazione fisica, che provoca un bilancio energetico negativo, porta alla diminuzione della concentrazione di Sm-C e di IGF-I. La diminuzione della concentrazione è paragonabile a quella che si ha digiuno. Per le atlete praticanti ginnastica artistica sono abituali sia un allenamento di grande volume, sia uno stretto controllo del peso corporeo, che può rendere necessario diminuire l’apporto calorico, i fattori possono essere portati come spiegazione della diminuzione della crescita, sulla base di un bilancio energetico inadeguato.

 

7.   Uno studio di Jahreis confermò le osservazioni fatte da Smith. Jahreis fece una ricerca condotta su 9 atlete praticanti ginnastica artistica, egli ha potuto dimostrare che già all’inizio l’IGF-I era basso, ma che si abbassava ulteriormente nel caso di un’intensificazione dell’allenamento. Analogamente all’allenamento intensivo, le atlete seguivano una dieta che avrebbe dovuto produrre un bilancio energetico leggermente negativo.

Di fatto però sembra che decisivo per la diminuzione della concentrazione di Sm-C e quindi per un rischio potenziale per la crescita, sia, in primo luogo, il bilancio calorico negativo.

In base a questi studi si può affermare che le ginnaste con un carico di allenamento ed un’attività di gara molto elevati (maggiore a 15 ore alla settimana) corrono il rischio di non ottenere completamente la statura finale attesa da punto di vista genetico. Ma, per finire, non si può definire se il fattore determinante sia in un primo luogo un bilancio energetico negativo in una importante fase biologica della crescita od anche un’attività fisica massiccia.

 

Tutti questi studi citati sono la prova di come uno sport agonistico influisca, anche se a volte non in modo eccessivo, sulle ragazze. Come si può notare non è ancora in chiaro se è proprio l’allenamento che causa queste conseguenze, molto probabilmente favorisce anche esso sul ritardo della pubertà. Ma non bisogna tralasciare anche il contesto sociale che vivono i ragazzi e lo stress che possono avere da parte degli allenatori che pretendono molto dai loro atleti.

In più non bisogna dimenticare della componente ereditaria che è utile per vedere la futura crescita della ragazza e il suo sviluppo di maturazione, e grazie a questo viene effettuata una selezione per la scelta delle ragazze per praticare la ginnastica artistica.

Lo stretto controllo del peso è un fattore che può causare un bilancio energetico inadeguato per una ragazza in fase di sviluppo e che quindi può portare anch’ esso ad un ritardo della crescita.

 

7.  Conclusione

 

Innanzi tutto, devo dire che sono contenta della mia scelta perché con questa tesi sono riuscita a soddisfare le mie curiosità riguardanti la ginnastica artistica in età infantile (e dopo) per quel che riguarda le bambine. Ad esempio, mi sono sempre chiesta la ragione per la quale nelle grandi competizioni di questa disciplina, chi partecipa, ma soprattutto chi ottiene risultati estremamente elevati, sono bambine non ancora maggiorenni. Non da meno, partendo da un semplice studio, per esempio, sono venuta a conoscenza di interessanti nuovi punti di vista. Anche se la ginnastica artistica non costituisce di certo un eccezione, ciò che più mi ha colpito redigendo questo lavoro, è il modo in cui questa disciplina influisca in modo evidenziato sullo sviluppo delle giovani atlete, e anche il modo in cui i molteplici fattori siano in legame uno con l’altro (il fatto di dover controllare il peso in maniera così rigorosa si ripercuote su tutto il resto).

Tra gli studi da me riportati, il più datato è di circa trent’anni fa, ma ciò non significa certo che prima di questa data i ricercatori non si siano interessati da vicino al mondo delle ginnaste. Al giorno d’oggi, anche grazie ad un miglioramento evidente della tecnologia e delle conoscenze in generale, gli studi si spingono ben più in là di quello che non era possibile anche solo dieci anni fa. Ad esempio, la scoperta degli ormoni della crescita non è relativamente recente.

Lo studio del mondo della ginnastica artistica è dunque in costante evoluzione. Da un lato esso ci permette di capire dove e come la disciplina in questione influisce sulle bambine. Da un altro lato, esso permette invece di capire dove eventuali miglioramenti possono essere apportati.

 

Certo, qualcuno potrebbe dedurre che la ginnastica artistica non sia che una fonte di problemi. Come in tutte le cose, però, l’eccesso non tarda a manifestare le sue conseguenze nefaste, o quantomeno negative. La ginnastica artistica permette infatti, se praticata con disciplina, ma più che altro buon senso, ad esempio di adottare un portamento del tutto diverso da chi invece non la pratica. Pure, capacità coordinative (equilibrio, orientamento), agilità, e sviluppo muscolare sono messi in risalto in modo del tutto armonioso.

 

 

8.  Bibliografia:

 

image011   AA.VV, Ha talento: che cosa fare? Potenzialità e rischi della ginnastica artistica femminile, “SdS/Rivista di cultura sportiva”, 45-46 (1999) 64-72.

image011   BüHLMANN U., Lo sport di alto livello in età giovanile, “SdS/Rivista di cultura sportiva”, 43(1998) 30-38.

image011   FRöHNER G., WAGNER K., Peso corporeo e costituzione fisica nello sport, “SdS/Rivista di cultura sportiva”, 53 (2001) 15-24.

image011   MASSACESI R., La pratica sportiva in età giovanile, “SdS/Rivista di cultura sportiva”,22 (1991) 48-57.

image011   ROBERT M., MALINA PH., crescita e maturazione nella ginnastica artistica, “SdS/Rivista di cultura sportiva”, 55(2002) 28-35.

image011   SHAKLINA L..,Ciclo mestruale e capacità di prestazione delle atlete, “SdS/Rivista di cultura sportiva”, 52 (2001) 22-28.

image011   THIBODEU, G.A., PATTON K.T.,(Anatomy & Physiology), 2nd Edition, Copyright c 1993, Mosby-Year Book 1987 ( Anatomia & Fisiologia, 2 edizione, Casa Editrice Ambrosiana, 1991.

 

Siti consultati:

 

*   http://www.stdef.ch,

*   http://www.benessere.com,

*   http://www.nonsolofitness.it,

*   http://www.google.ch

 

 

Ringraziamenti:

 

Docenti liceo cantonale di Locarno:

Corti E.

Graber R.

Per l’aiuto e il tempo concessomi alle ricerche:

De Respinsi Amodio: Responsabile nazionale Svizzera artistica femminile speranze

Dr.Togninalli Danilo:Specialista FMH chirurgia ortopedica CMCS e medicina. dello sport SSMS

Vetterli Patrick: Riabilitatore diplomato CMCS e docente di educazione fisica già olimpionico

© Elisa Suter ogni riferimento è possibile citando la fonte

 



[1]Cingolo scapolo omerale: fascia che comprende l’osso che va dalla spalla al gomito.

[2] Adiposità: eccessiva grassezza, specialmente del ventre.

[3] Ipertonia: aumento del tono muscolare.

[4] Ipofisi: ghiandola endocrina nel diencefalo collegata all’ipotalamo. Suddivisa in due lobi: adenoipofisi collegato dall’ipotalamo dai vasi sanguigni e al neuroipofisi collegato dai nervi.

[5] Corpo luteo: è la trasformazione del follicolo (cavità nelle ovaie) in una piccola struttura gialla (corpo luteo), che produce ormoni, il progesterone, che impediscono il rilascio di un’altra cellula uovo.

[6] In pratica viene presa in considerazione la media delle stature della madre e del padre (o della nonna e del nonno). Questa media, nella maggior parte dei casi, è inferiore ai valori dei genitori dei non-praticanti sport, per esempio le altezze degli svizzeri sono 1,66±5,0 cm delle madri vs 170,2±3,9 cm dei padri. (Damsgaard 2000).

[7]Somatotipo: classificazione del tipo corporeo stabilito sulla base di certe caratteristiche fisiche.

[8]Antropometriche: che riguarda l’antropometria, ossia la scienza che misura il corpo umano e le sue parti.

[9]Bulimia: senso morboso di fame.

[10]Anoressia: mancanza di appetito.

[11]Astenico: astenia, ossia senso di debolezza.

[12]Stenico: stenia, ossia senso di forza organica.

[13]Pliche cutanee: tecnica per misurare la percentuale di massa grassa e massa magra.

[14] Questo, come detto, può succedere anche per colpa degli allenatori che provocano pressioni sulla ragazza se per caso fosse ingrassata.

[15]Ricerca trasversale: effettuare tante misure in un determinato periodo di tempo.

[16]Ricerca longitudinale: effettuare delle misure in un lungo periodo di tempo.

[17]Somatomedina: è un ormone proteico prodotto specialmente dal fegato in risposta alla stimolazione dell’ormone della crescita.

 

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